2.1. Industria
Porto Marghera è ancora un Sito di Interesse Nazionale (SIN) per lo stato di inquinamento del suolo e della falda ed occupa 2200 ettari, quasi il 14% della superficie di terraferma del Comune di Venezia. Senza la sua valorizzazione come destinazione di investimenti ad alto Valore Aggiunto, la logistica e quel poco di industria pesante che sono rimasti non sono in grado di recuperare il degrado dell’area, né generare lavoro ad alto reddito.
I problemi di appetibilità di Porto Marghera si riassumono in quattro fattori chiave:
- Gestione delle aree: escluse le banchine, gestite dall’Autorità Portuale, la quasi totalità delle aree sono di proprietà privata, le aree disponibili sono molto poche, tanto che già all’epoca degli Accordi di Programma del 2012 la disponibilità complessiva era di poco più di 100 ettari.
- Energia: un fattore critico per l’industria, che necessita sempre più di Energia prodotta da fonti rinnovabili, mentre Porto Marghera è alimentata da una centrale a carbone ed una a gas.
- Logistica delle Maestranze: Porto Marghera non dispone di un sistema di trasporto rapido di massa, rendendo problematico lo sposamento pendolare dei lavoratori dalle zone residenziali agli stabilimenti
- Logistica di terra delle merci e legame con le imprese territoriali: il trasporto ferroviario è limitato, mentre la rete stradale si intreccia con la viabilità urbana, con appesantimento del traffico urbano, maggiore lentezza e maggio costo di movimentazione di grandi quantità di merci, difficoltà di collegamento con gli interporti regionali ed extra regionali. Diversi studi, in particolare quello del Centro Studi SRM di Banca Intesa intitolato “Corridoi ed efficienza logistica dei territori”, dimostrano che le imprese del Veneto utilizzano il Porto di Venezia come quarta scelta, dopo La Spezia, Ravenna e Genova.