I dati dimostrano che, rispetto alle vicine Padova e Treviso, il sistema economico di Venezia e della sua città metropolitana, improntato soprattutto sullo sfruttamento del Turismo e del commercio, produce

  • una ricchezza (Valore Aggiunto) territoriale inferiore,
  • un valore del Lavoro inferiore, con una occupazione più diffusa ma molto meno retribuita

Inoltre la popolazione residente è per oltre due terzi in età matura ed anziana, con una scarsissima potenzialità di ricambio generazionale, considerando che meno del 14% della popolazione è minorenne.

Si tratta di una situazione di relativo declino economico e di declino demografico, che rischia di innescare una spirale drammaticamente negativa:

  • il maggiore valore del lavoro dei Territori confinanti attrae lavoratori qualificati da Venezia, la quale invece attrae lavoratori meno qualificati e meno pagati.
  • lavoratori a reddito più basso comportano minore capacità di consumo, quindi minore spesa e minore capacità endogena di produrre ricchezza, con conseguente riduzione progressiva delle risorse territoriali.
  • Il calo demografico porterà, nell’arco di 20-30 anni, ad una riduzione critica delle risorse territoriali e ad notevole problema legato all’utilizzo del patrimonio immobiliare.
  • una piattaforma di Lavoratori meno qualificati, inoltre, rende poco appetibile il Territorio per investimenti ad alto valore aggiunto che necessitano di personale altamente qualificato.

Un esempio particolarmente evidente degli impatti di questa spirale negativa è quello indotto da Fincantieri, la cui esigenza di utilizzare manodopera non qualificata a basso costo ha indotto un processo di immigrazione incontrollato soprattutto dal Bangladesh, con l’arrivo di oltre 10.000 migranti da questo Paese, che si sono insediati soprattutto tra la zona sud di Mestre e Marghera, costituendo una comunità chiusa e scarsamente motivata ad integrarsi, che ha prodotto un evidente degrado urbano e la svalutazione immobiliare delle zone in cui si sono insediati. In buona sostanza, il risparmio di Fincatieri è stato finanziato dalla svalutazione subita dai proprietari degli immobili, un problema particolarmente rilevante considerando che l’acquisto della casa è una delle principali destinazioni dei risparmi delle famiglie residenti: la svalutazione degli immobili ha come conseguenza diretta l’impoverimento delle famiglie coinvolte.

I flussi migratori in sé non sono un problema per la città, anzi, i migranti rumeni (6500 individui), cinesi (4500), moldavi (2600), ucraini (2500) ed altri prevalentemente balcanici e nord africani sono arrivati in fasi successive, attratti dal consolidarsi delle rispettive comunità sulla base di un processo di integrazione lavorativo e sociale: oggi si può ben dire che queste comunità sono la spina dorsale della maggior parte delle attività artigianali territoriali e la forza lavoro che gestisce gran parte delle funzioni collegate al turismo, alla ristorazione, alla cura ed all’assistenza domestica degli anziani e dei malati ed alla cura e pulizia delle abitazioni, con relazioni sociali integrate e radicate nel territorio. Si tratta, però, ad esclusione delle attività imprenditoriali, di una fascia di lavoratori ancora a basso reddito che ancora necessita di crescita economica.

Considerando la gravissima crisi demografica del Territorio, che dimostra chiaramente l’incapacità endogena di un ricambio generazionale, l’inversione del declino economico e demografico comporta l’inequivocabile necessità di strutturare ed organizzare un meccanismo migratorio in ingresso, legato ad investimenti che producano alto valore aggiunto e lavoro qualificato.

Dal confronto con Padova e Treviso, emerge che quello che manca a Venezia - ed alla sua Città Metropolitana - sono lo sviluppo solido di un comparto industriale e la capacità di capitalizzare e valorizzare l’enorme attrazione turistica del centro storico e del litorale.

Il fatto che il settore terziario nel suo complesso abbia valori simili a quelli di Padova indica anche ad una scarsa capitalizzazione territoriale della logistica portuale di Porto Marghera.

Sulla base dei confronti con Padova e Treviso e della storia di Porto Marghera, è evidente che il tipo di intervento di cui necessita Venezia è quello di una reindustrializzazione, questa volta diversa da quella pesante, quanto piuttosto quella legata all’high-tech, all’automazione, alla digitalizzazione ed all’intelligenza artificiale, alla chimica fine, all’energia da fonti rinnovabili ed alla lavorazione dei materiali critici e delle terre rare, che possono arrivare in porto via mare.

Per quanto riguarda l’attrazione turistica, l’overtourism che subisce Venezia centro storico è frutto di un’offerta turistica che è geograficamente estremamente concentrata e, vista la mancata capitalizzazione, estremamente limitata nei servizi e nelle proposte. E’ giusto limitare efficacemente gli accessi a salvaguardia della tutela e della fruibilità del centro storico, che è anche uno dei principi del turismo sostenibile, ma la cura all’ overtourism e la capitalizzazione dell’enorme attrazione passa attraverso una riqualificazione dell’intera offerta turistica territoriale.

Si tratta di una situazione che va affrontata con urgenza, per farlo è necessario avviare un percorso di Governance attorno ad una visione di lungo e lunghissimo termine, che sia in grado di determinare piani d’azione concreti, immediati e progressivi.